attore di teatro contemporaneo con corona

Teatro, dal palcoscenico al palazzo del governo

Il teatro è una delle più importanti forme artistiche che lega la parola a una particolare espressione corporale, facciale, vocale, da sempre al servizio della comunicazione di un’idea.
Anche se formulata da un autore, il modello dell’opera doveva essere accettato e sviluppato secondo un bisogno seduto al potere.

Illusione di puro divertimento

Dalla cerimonia religiosa diventata una rappresentazione istruttiva nell’antica Grecia, il teatro romano è divenuto uno spettacolo di divertimento. Il pane e lo svago, dal latino “Panem et circenses”, per il palazzo imperiale erano considerati fondamentali per poter manovrare il popolo romano. Di fatto era l’autore che comunicava al popolo il messaggio del potere.

Ovviamente la forza delle parole tuttora ha il suo peso nel rapporto tra il narratore (drammaturgo) di una storia e l’attore che la mostra, si esibisce, su un palco. Più volte viene rappresentato lo spettacolo più risulta riuscito questo matrimonio.

Teatro e rapporto tra autore e attore

L’autore faceva parte della corte, era uno strumento di potere e anche alcuni attori arrivavano a ricevere particolari favori per i loro ruoli, diventando idoli per la popolazione. “Attore” deriva dal latino “actor” con il significato di azione, un uomo che agisce, che si posizionava sulla scalata sociale insieme all’autore, il quale diventava una specie di consigliere. La storia contiene un numero importante di tali personaggi e facendo un salto temporale fino alla contemporaneità troviamo il “teatro” stesso che detta le regole.

Dal palcoscenico al governo

Come primo esempio Ronald Wilson Reagan, attore per sette anni presso la Warner Bros. Con la frase: “Nella presente crisi, il Governo non è la soluzione al nostro problema; il Governo è il problema» nel 1981 divenne presidente degli Stati Uniti d’America. Più che come attore divenne famoso per aver abbracciato un politico russo con la richiesta: “Signor Gorbačëv, abbatta questo muro!” che cambiò per sempre la Germania e il mondo.

Václav Havel studiò drammaturgia per corrispondenza, il suo teatro provocava l’intelligenza dello spettatore tramite la sua fantasia, costringendolo a riflettere sul messaggio teatrale. Il suo genere drammatico, considerato assurdo, ebbe come conseguenza la prigionia del drammaturgo. La sua lotta “teatrale” ebbe una parte significativa nel suo contributo ai cambiamenti avvenuti nel 1989 in Cecoslovacchia. Infatti, con un forte consenso popolare lo portò al palazzo presidenziale di Praga.
Questi due presidenti hanno saputo di certo calarsi nel loro ruolo utilizzando la loro personale esperienza.
Si parla del

teatro e il metodo Stanislavskij.

perché anche gli attori, che sono artisti, devono studiare un metodo. La scuola di Stanislavskij influenzò la pratica teatrale mondiale e segnò una svolta nella pedagogia teatrale. L’attore, per risultare credibile, non deve imitare le emozioni e le sensazioni del personaggio, ma riviverle, attingendo dalla propria memoria. Quando si dice dei grandi politici che non dimenticano le loro promesse…

In questo collegamento teatrale, non può mancare il personaggio italiano che ha tenuto alta la bandiera dell’artista – attore.
Si tratta del grande Dario Fo, che rimase fedele al trono del palcoscenico ma fu anche un attivista politico. Descritto come giullare e agitatore politico, fu anche un drammaturgo e premio Nobel. Dichiarò di non avere abbastanza tempo per dedicarsi alla carica pubblica, nonostante fu sempre in qualche modo presente.

“Dato che esistono oratori balbuzienti, umoristi tristi, parrucchieri calvi, potrebbero anche esistere politici onesti.”
Dario Fo

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