Salute del domani: medico robot

Salute con un medico di oggi e del domani

“La salute non è tutto, ma senza salute tutto è niente”.
Arthur Schopenhauer

Non è facile andare da un medico anche perché devi avercelo, mica ti puoi presentare in un ambulatorio così. Per avere un medico devi avere la residenza, per avere la residenza devi avere una casa o perlomeno un posto dove stai regolarmente. Per avere la casa devi avere un contratto di lavoro, o te la compri ma in questo caso ovviamente potresti saltare il passaggio del medico della mutua.

La salute come argomento da ascensore

“Come stai?”
“Eh, con questo caldo…”.
“Sì, guarda davvero, si muore”
“…non si respira, si suda, che afa, che fatica, non scherziamo, adesso ci vorrà pure un dottore. No, perché la salute innanzitutto”.

Medico di famiglia per la salute “base”

È da esaurimento. Comunque, se sei almeno un poco fortunato, il medico di famiglia o della mutua ce l’hai. E no, non sono la stessa cosa. Quello di famiglia è pieno di pazienti, li conosce, s’interessa anche. Il medico di famiglia si può perfino chiamare al cellulare, ti fornisce la diagnosi, un consiglio e la raccomandazione, per l’eventualità che non funzioni, di passare in ambulatorio. Tutto sommato siete come degli amici, dopo un po’ di tempo vi salutate con un “ciao” e ogni tanto qualche esame del vostro sangue mantiene la cordiale credenza del medico di saper curare i suoi pazienti.

Salute mutuabile

Quello della mutua prende ugualmente i suoi pochi euro a paziente al mese, indistintamente se questi si presentino o meno, ma con la differenza che non è strapieno di pazienti sia perché, si sa, basta chiedere quale sia meglio e quale peggio, sia perché sa pure ottimizzare. Non perde tempo né a guardarvi in faccia, tanto meno a fare la visita. Segue il monitor per controllare le vostre dichiarazioni. Dopo di che individua la problematica plausibile e fa la prescrizione del medicinale. Con le sue incertezze o la vostra insistenza sulla gravità dei sintomi vi manda da uno specialista. Mica è lì a fare tutto lui. Per le domande vi rimanda al collega o all’allegato del medicinale.

Dove di solito c’è la postilla ‘consultare il medico per qualsiasi dubbio’. Lasciamo perdere, perché infatti sarebbe altro tempo perso. Il tempo per ricontattare “il medico della mutua”, come indica la frase stessa, entrata nel immaginario collettivo, è il tempo perso. Il servizio per comprendere l’allegato dei medicinali si può ottenere andando direttamente dal farmacista e spesso conviene anche per prendere il medicinale stesso. Ovviamente se non fa la parte della categoria “mutuabile”.

Il tempo è caro a tutti,

anche il tempo passato nella sala aspetto, in più fastidioso. Non si tratta dei chiacchiericci, neanche ti ci metti a spiegare perché la coda non vada avanti. C’è chi non ha ancora capito il passaggio dei bigliettini della coda, quelli che continuano ad andare avanti e indietro triplicando il tempo di chi è venuto dopo i furbetti. Per alcuni la sala d’aspetto rappresenta uno svago, una possibilità di socializzare. E oltre la coda che non passa mai, non si lamentano nemmeno per l’aria condizionata. In Italia non si conoscono le mezze misure, o è a palla e sostituisce giorno e notte l’identico andamento del riscaldamento, oppure è rotta. Così accade negli ambulatori della mutua, nei mezzi pubblici, al pronto soccorso.

Il tempo più caro è proprio a pronto soccorso. L’attesa è illimitata con la probabilità di passarci l’intera giornata o la notte. Il teatrino tra l’accettazione e la sala d’aspetto può inizialmente risultare divertente (ovviamente non siete arrivati con l’ambulanza moribondi) ma poi resta solo l’autocommiserazione. C’è chi reagisce, seppur avendo sperato per qualche ora, e alla fine butta la spugna per la gioia di chi ne depenna un altro in meno. Gli operatori sono convinti che la stragrande maggioranza ci stia perché non ha di meglio da fare.

Salute trovata su Internet

In effetti anche chi ha di meglio da fare si dà del cretino, anche per una storta o qualsiasi intervento non si possa risolvere con Internet. Perché parliamoci chiaro, tutti consultiamo l’etere per ogni cosa, malanni compresi. Anche se è vivamente consigliato di non sostituirsi ai vari dottorati con una ricerca su Google. Insistono di delegare al professionista la propria salute, perché come si diceva una volta (in Cechia) “Mica tratterai la tua salute come se l’avessi trovata sul letame!”.

Salvo incidenti e imprevisti vari è meglio stare lontani dai medici. Se siete ipocondriaci c’è poco da fare, se proprio vi trovate al pronto soccorso c’è poco da fare e se oltre una certa età ascoltate solo i vostri acciacchi, che volete ancora farci…?
Fate almeno questa riflessione:
Ancora oggi ci sono problemi, per esempio, con la trasportabilità del paziente con l’ambulanza, usufruibile solo in casi specifici e in un territorio specifico. Devi chiamarti un taxi o un parente, un amico volenteroso.

Come sarà nel futuro prossimo?

Quando, noi comodamente da casa nostra, analizzeranno i nostri dati di salute in un tempo lampo e li confronteranno con la banca dati internazionale per ricevere una diagnosi e la cura appropriata, avremo a che fare con le capacità di un algoritmo. Ci confronteremo con un bot da cui saremo guariti e salvati. Manca poco, dicono. Una felice, confortante prospettiva di una capacità superiore, efficiente, indolore?

Beh, dovremo avere la possibilità di essere collegati, in una casa di cui usufruire grazie ad un fluido costante di conquibus. Dovremo essere rintracciabili ininterrottamente e vivere in un posto con un costante flusso di energia (utopia?). Che, se ti salta quella, un click non ti salva.

Medici emigranti

E i medici in carne e ossa? Alcuni stanno già operando a distanze chilometriche, neanche l’oceano li ferma. Altri cercano di emigrare nei paesi dove ancora potranno occupare una posizione lavorativa. Questo, veramente, sta già accadendo. Alcuni dottori cechi si spostano in Germania, negli States, in Olanda. Potrebbe capitare di dover venire anche in Italia, credo. Però ce ne accorgeremo subito, non solo per l’accento ma anche perché ci guarderebbero negli occhi, invece di fissare il vostro profilo medico. Quanto poco basta, a volte, per sentirsi rincuorati.

Quello che è certo è la fine delle stampanti. I medici smetteranno di stampare il ricettario, dovranno fare da ponte tra il paziente e la tecnologia con la loro empatia professionale, se prima che questo accada non si disabitueranno ad usarla…

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oppure: Se ne vanno sempre i migliori (purtroppo)

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