relazioni e diritti umani

Relazioni e diritti umani, normalissimi. Magari. Quelli che cominciano al mattino, in una casa riscaldata, con caffè forte, fetta di pane, burro e marmellata. Qualcuno chiede le monetine per la macchinetta della scuola. Qualcun altro è di fretta.
Perché bisogna affrontare la giornata con le richieste per una promozione, un primo favore di tanti, esaminare un rendiconto, organizzare, consegnare. Essere pronti con la ricetta, eseguire un intervento, presentare un progetto, trovare un lavoro, salvare una vita, partire insieme, prendere il posto di un altro, avere un’idea, trovare una soluzione, superare un record, facendo tutto sempre più velocemente…

Cappello senza disagio

E sapendo questo all’uscita dalla propria casa riscaldata si presenta un cappello con la richiesta per una monetina. A volte solo un cartello che dice: “Un aiuto – ho fame”.
Sono umani che non hanno più nemmeno una manciata di diritti. Magari un nome scritto da qualche parte, forse su una carta d’identità, tutta sgualcita o persino persa, rubata, ma tanto tra poco perderà del tutto la sua validità.

Formano un esercito silenzioso che chiede le monetine. Sopravvivono, da un posto all’altro, con la consapevolezza di essere ancora uomini ma di aver perso le relazioni umane e la vergogna nel chiedere, mentre noi non sappiamo scegliere se dare o no, sentiamo il terrore di finire così e andiamo via.

Legami burocratici

Riusciamo a scacciare anche la visione delle mani tese, di quelli che compilano una richiesta di sussidio, assistenza, aiuti regionali, statali, famigliari. Una visione di chi aspetta, scivolando, si aggrappa alla speranza di una promessa, un freno contro la caduta. Un esercito che invade la burocrazia per ottenere un’erogazione mensile di ‘monetine’. Insufficienti per una vita normalissima e per esaurire tutte le richieste.

Umani che dormono per strada, perché hanno perso i diritti. Non hanno un tetto sopra la testa, un posto dove lavarsi, il medico. Non possono curarsi la salute, hanno freddo e si scaldano con un cane vicino.

In qualsiasi posto, ormai, di giorno e di notte, agli angoli della strada, in piedi o seduti per terra, dormendo sotto i portici oppure in una casa fatiscente, ammassati sopra a dei materassi dentro una stanza piccola, in dieci, si scaldano respirando, da soli si perdono. Un giorno smetteranno di chiedere le monetine…

Relazioni e diritti umani

A perdere? Sono persone ed è vero che ci si deve vergognare o sentirsi a disagio nel passare, anche quando, per una volta, si mette la mano in tasca. Perché non si può andare alla radice di un dannato problema? Esercitare le relazioni e i diritti umani che ci toccano? Chi i diritti li possiede ancora deve sensibilizzare e anche partecipare alla collettività, non lavarsi la coscienza con poche monetine e passare oltre “perché tanto non si risolverà mai”.

Perché quando un uomo sulla strada mi chiede di dargli qualcosa da mangiare io sono arrabbiata?
Perché quando gli porto un panino e lui si piega per ringraziarmi mentre lo divora io sto male?
Perché una donna che grida di aver fame mi riempie del diniego della posizione femminile?

Forse perché vedo tante case vuote, dovunque, e non riesco a comprendere la mancanza di umanità nel passare oltre, nel non vergognarsi, non sentirsi a disagio e dire che tanto non si risolverà.

No alle monetine

Le monetine… è come buttare delle briciole ai piccioni, delle noccioline agli animali in gabbia o i desideri in una fontana.

Per poter coltivare relazioni e diritti umani, legami normalissimi, è necessario avere i diritti di base, per:
– un tetto sopra la testa, non fatiscente o in condizioni igieniche precarie, non da re ma neanche una metratura da gabbia
– un’occupazione per qualsiasi età, per sentirsi utili e per essere utili, con tutto quello che ci sarebbe da fare
– potersi procurare da mangiare, senza doverlo chiedere per strada o ad enti sociali, partecipando alla condivisione

Si può dare, regalare uno scopo nella vita. Educare e vivere senza sprechi. Se le case vuote non sono sufficienti c’è chi trova il modo di impiegare tutta questa plastica.

Immagine della paura

Così, quando ci si incontrerà per strada, sarà possibile avere delle normalissime relazioni e diritti umani, senza rabbia e paura, coltivando i legami tra di noi e con il territorio. Comunicare il disagio, nostro e degli altri. Fare, partecipare. No alle monetine. No al disagio sociale. E no alla paura.
Sì alla ritrovata manualità, ingegno e voglia di fare qualcosa insieme a qualcun altro.
L’immagine della paura del domani, di una persona incontrata per strada, questa deve sparire:

In qualsiasi posto, ormai, di giorno e di notte, agli angoli della strada, in piedi o seduti per terra, dormendo sotto i portici oppure in una casa fatiscente, ammassati sopra a dei materassi dentro una stanza piccola, in dieci, si scaldano respirando, da soli si perdono. Un giorno smetteranno di chiedere le monetine…

Leggi anche: Fame, altro che una fetta di panettone
Oppure guarda il video: Un senzatetto cerca riparo a bordo del bus

Categories: Legami e relazioni

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