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Prime parole, composte da lettere di legno

Prime parole – Vocabolario vagabondo

Perché un vocabolario vagabondo?
Perché le parole vagabonde trovate sulla mia strada possano avere la loro casa.
Dalle prime parole legate all’infanzia, al territorio, alle abitudini difficili da ricordare. Si possono però ritrovare nei cartoni animati.

Altre parole, recenti, le ho trovate a vagabondare in una società che le abbandona o le osanna, anche se a volte non le comprende. Possono entrare e stare insieme alle parole vere, pensate e costruite dagli altri, le stesse ma pronunciate diversamente. Parole infiltrate da vocabolari diversi. Si uniscono in modo strano o trovano una similitudine. Parole accompagnatrici di sentimenti altrettanto persi o ritrovati.

Un confronto

Come accade in Italia, anche a Praga mi capita di fare confronti tra le parole di due lingue. Ho trovato del materiale curioso. Per esempio ho chiesto se il desiderio di andare a vivere oltre la frontiera, tuffarsi in una lingua diversa sia ancora presente. Ho ricevuto una risposta unanime e negativa. Sono rimasta sorpresa. Pensavo: “Sarà perché adesso, come si dice, a Praga si vive bene?”.

Le prime parole

“Ma che c’entra, sono i cartoni (animati)!” hanno chiarito. La mia espressione è rimasta stranita.
“I cartoni sono troppo diversi” è stata la prima puntualizzazione.
In effetti in italiano questa spiegazione dice poco. I cartoni animati italiani hanno apparizioni magre, bisogna utilizzare il paragone con quelli americani che sono diffusi probabilmente ovunque. In Cechia, però, i cartoni hanno una lunga storia e continuano ad essere prodotti tuttora, supportati dalla presenza altrettanto massiccia di favole e storie per ragazzi nella produzione cinematografica ceca. Nasce nello stesso paese dei bambini che li guardano e che ci crescono insieme. Le storie e la lingua sono perfettamente allineate.
In Italia, al contrario, la produzione di cartoni animati è quasi inesistente. Un bambino italiano segue un cartone animato diverso non solo da quello dei bambini di altri paesi, ovviamente, ma addirittura estraneo alle sue stesse radici.

Non è divertente

“È che tutto conta, – proseguiva la riflessione dei praghesi – quando cresci come fai a ridere delle stesse cose? Non hai ricordi simili per comprendere, tutto diventa una spiegazione e non è divertente”. Devo ammettere che ricordo ancora oggi la fatica mentale di entrare nell’umorismo italiano però conoscere le diversità mi ha arricchita. Credo arricchisca anche tanti bambini italiani d’oggi, nonostante non parlino giapponese. Per quanto riguarda l’inglese va citato quello che col suo portamento aveva stampato in faccia l’umorismo nazionale: il famoso Mr. Bean. Ci ha fatto ridere proprio tanto.

Nelle prime parole si tirano le calze

Continuando con le differenze linguistiche, da ridere o per niente, crescendo si può “Tirare per le calze“. Ho trovato anche la variante “tirare per i pantaloni”, specificando il lembo, l’orlo, la parte inferiore dell’indumento vicina ai calzini. Probabilmente si pensava a chi le calze non le portava o a qualcuno, magari, non garbava l’accostamento con un indumento possibilmente maleodorante.
Perché quando in lingua ceca si dice o si pensa di essere “tirati per le calze” significa essere presi in giro.
“Per caso mi stai tirando per le calze?” è uguale a: “Stai scherzando? Mi prendi per scemo?”.

Curiosa un’immagine del fautore che si abbassa individuando il momento in cui il portatore di calze è fermo, calcolando un’eventuale fuga per non prendersi un calcio in faccia, afferra una calza e solo dopo la tira. Un’elaborazione impegnativa per una semplice burla, ecco perché il significato ha più che fare con una presa in giro studiata e il destinatario non la prende con simpatia ma, piuttosto, si direbbe che ne sia mortificato.

Tirare le calze in italiano

non fa per niente ridere. Infatti il dizionario italiano sotto la voce calzino segnala il detto popolare “tirare il calzino” con il significato di morire. Si riferisce semplicemente alla fatica di infilare i calzini per l’ultimo abbigliamento. Come in una Curiosità di Firenze.
Ad ogni modo, i detti sono praticamente uguali ma le intenzioni diverse. Ovviamente è preferibile il primo caso, che indica un’alterazione morfologica a causa della rimozione di un calzino, piuttosto che il buon umore davanti al cambiamento morfologico definitivo, seppur indossando un abito migliore…

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Ironizzare, burlare, canzonare…

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Prime parole – Vocabolario vagabondo

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