Posizione lavorativa: un ragazzo con valigetta punta a salire una scala. Alla vetta la laurea

Laurearsi, aver definito un percorso di studi. Essere pronti per una posizione lavorativa, seguire i propri sogni, migliorare la situazione economica.
I rami con le poche foglie rimaste liberano la visuale verso un nuovo inizio.

Formazione

Arriva quell’ultimo giorno tanto aspettato, la fine d’un percorso, in un modo o nell’altro, comunque cosparso di tante soddisfazioni e anche sofferenze. C’è chi ha superato i propri limiti, il terrore degli esami, delle scadenze, dei punteggi.
Pure la distanza dalla famiglia d’origine è stata superata.
La fine di uno studio, condiviso con chi ha scelto un indirizzo diverso. C’è chi sui gradini saliva piano, uno alla volta, e chi saltandoli. Chi ci fumava sopra o aspettava la ragazza, chi vendeva i braccialetti e studiava di sera.

Si impara sempre qualcosa fuori casa. All’inizio sembra una trasferta, una specie di una succursale di casa. Coinquilini, amici, cene divise e rientri tardivi. Le serate fuori e alla fine rientrare a casa…
Emigrati per davvero, inseriti nella classifica dei grandi numeri di emigrati per lavoro.
“Chi si trasferisce all’estero (o in una regione diversa dalla propria), generalmente in cerca di lavoro e per migliorare la propria posizione economica è un emigrato”

Corona d’alloro

Con la propria quota di casa da pagare non si è più uno studente. E dopo qualche mese basta un qualsiasi lavoro, purché si viva. Senza sapere che facilmente diventa sopravvivenza con un diploma in tasca.
Il cordone ombelicale è ormai definitivamente rinsecchito ma sta ancora speranzosamente attaccato vicino alla casa dei genitori.

Guardi la corona d’alloro, rimasta quasi spoglia. La festa di laurea è bel ricordo, è stata grande. Foglie portate via una ad una dai partecipanti. La sposti, quel che ne resta, in un altro angolo della casa. Un giorno la butti, è piena di polvere e no, non è importante…

Posizione lavorativa

Poi viene completato anche il trasferimento. Un ex studente cambia residenza e partecipa ad un processo nella costruzione di qualcosa. Spera ancora che un giorno sarà lui a creare qualcosa di nuovo. Per adesso deve pensare solo a questo cambiamento. Al lungo viaggio che ha intrapreso, al sogno di fare quello che gli piace, ad avere una posizione lavorativa che non sia precaria. Costruire il suo futuro lontano dalla casa dei genitori, dalla prima casa in affitto, dalla sua terra. È per questo che è diventato un emigrato.

Era arrivato con il treno, non era fuggito da una guerra. Forse sì, invece, una guerra per una posizione lavorativa dignitosa. Una soddisfazione dopo tanti studi e le notti sugli appunti della lezione. Anche se:
– era andato avanti grazie alla borsa di studio e dei lavoretti quando capitavano
– era stata una decisione presa semplicemente per completare la propria istruzione
– inizialmente si parlava di un’esperienza in città e non si era mai immaginato che sarebbe partito per il mondo.
Forse si preparava già e non se n’era reso conto.

Laureati in ricerca

Diversi ragazzi laureati girano per il mondo. Desiderano di farlo, anche per il lavoro, trovare le opportunità per il futuro. Sicuramente si arricchiranno con l’esperienza solo che, intanto, il loro paese d’origine perde le risorse della società. Comunità dove sono cresciuti e hanno completato la loro istruzione si impoverisce. I frutti verranno accolti altrove…
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