Pizza bruciata di Napples

Pizza bruciata, perché la fanno così?

La miglior pizza al mondo è quella napoletana, dicono, e le pizzerie sono come il prezzemolo. Perché la pizza piace a tutti e perché è un cibo storico, anche se non proprio nato a Napoli come si professa. Infatti c’è pizza e pizza. E la pizza bruciata, per me, è un prodotto nocivo alla salute.
C’è chi storce il naso per quella surgelata, c’è a chi non piace troppo l’impasto e la preferisce croccante e bassa, con tanto condimento, e chi invece la vuole semplice. Pizza al trancio per assaporare più gusti, un giro pizza per abbuffarsi a volontà. Pizza consegnata a domicilio, di notte, tanto per dire addio all’impasto fatto in casa. L’importante è che non sia una pizza bruciata.

Da Napples

La pizza d’asporto, da mangiare con gli amici, perché è sulla strada prima di rincasare e risparmi pure per la consegna. Oppure perché trovi una pizzeria come “Da Napples” che la consegna a domicilio non la fa. Però è napoletana e, pensi, è da provare questa meraviglia di pizza.

Prima di entrare in un esercizio commerciale, lo dico sempre, osservate bene. La solita fretta è una cattiva consigliera.

Sbaglio numero 1
Pensare ci fosse la priorità per l’asporto, perché al telefono hanno detto che non c’è bisogno di prenotare.
“La facciamo al volo, quando si arriva nel locale”.

Sbaglio numero 2
Pensare che il locale pieno sia una regola infallibile dell’affidabilità per il rapporto qualità prezzo. Avrò voluto esagerare convincendomi che valga pure per il servizio.

Sbaglio numero 3
Perché non c’è due senza tre, prendere la confusione all’interno del locale come una specie di folclore napoletano “Attenzione, i camerieri la schiacciano!”.

Non dovevo entrare

La nostra ordinazione telefonica non l’avevano nemmeno segnata con un nome, solo due pizze per quell’ora. Questo perché: “Come abbiamo detto, noi la facciamo subito, perché prima si paga e poi si mette la pizza nel forno“.

E io che durante gli ultimi metri prima di entrare ho quasi corso perché ero cinque minuti in ritardo rispetto alla telefonata! Proprio sciocca, che sventurata a continuare a pensare che l’esercizio commerciale basi la sua esistenza sul rapporto con il cliente! Che si possa usufruire della capacità empatica dell’esercente, della sua buona educazione nell’ottimo servizio per creare un passaparola positivo. Pensare che siano ancora interessati al ritorno dello stesso, che abbiano il desiderio di essere consigliati ad amici, parenti, conoscenti.

Cash and go

No, entrando in pizzeria con la banconota da riporre nella mano tesa sei solo un numero. Forse sarebbe stato meglio se avessi chiesto la pizza ancora più umilmente, pagando subito ovviamente, e mettendomi molto in disparte per non dare fastidio, magari fuori dal locale.
No, non c’è bisogno di tanto, noi la piazza la facciamo subito. Oh sì, certo al volo…”

Così tutto si è svolto rapidamente, troppo velocemente a pensarci dopo. Sono uscita con due pizze nel cartone per gustarmi l’originale pizza napoletana acquistata nel quartiere di San Salvario.

Come ho detto la pizza si fa dappertutto, non c’entra il quartiere multietnico. Anche se, sempre per la mia personale esperienza, avrei fatto meglio a optare per un giapponese, cinese o indiano. Se non altro, pagando 17 € avrei trovato anche la cortesia.

Pizza bruciata

A casa, aprendo la scatola, ho scoperto i bordi delle pizze bruciate. Non bruciacchiate, non appena più scure qua e là, no, nere. Che delusione, cosa avevo pagato? Decisi che avrei fatto a meno dei bordi (che a me piacciono) e avrei mangiato il resto… se ci fossi riuscita. Un sapore cattivo, fior di mozzarella amara, tutto con un retrogusto di fumo, Al centro la pizza poco cotta, quasi cruda. Giri la pizza e sorpresa sorpresa, anche sotto nera carbonizzata.

Questo accade quando la temperatura del forno non è regolata a dovere (a ‘palla’ per fare velocemente, perché il locale è pieno, si fa “al volo”…) a discapito del sapore e della cottura della pizza all’interno. Senza contare la probabile presenza dei residui di farina bruciata all’interno del forno. (Vedi report sotto.)

Per la legge di Murphy i miei tre sbagli sono stati “premiati” con tre errori. Da chi ci lavora, prende i soldi, gestisce quel locale. Purtroppo m’importa e anche i 17 euro sono andati in fumo.

Pizza bruciata immangiabile

Due persone con gusti diversi, eppure le due pizze erano considerate entrambe immangiabili. Rinchiuse nelle loro scatole hanno fatto anche la strada di ritorno. Il locale era ancora lo stesso, pieno di persone, un paio di camerieri e tre pizzaioli.

Fino a quando l’uomo della cassa mi chiede “che problema avrei”, suppongo per le due scatole che tenevo in mano e non per la lettura del mio pensiero, lasciando perdere il tono della sua voce. La formulazione della frase mi aveva fatto capire che sono sempre io a sbagliare, perché tornare si stava rivelando un’ulteriore pena di aver scelto quella pizzeria. Credevo che sarei stata ricevuta con una frase tipo: “È successo qualcosa?”. Pensavo addirittura, facendogli vedere la pizza bruciata anche sotto, che mi sarebbe successa una cosa del genere:

 …“Detto ciò, se un cliente mi fa notare che la pizza è bruciata perché non me ne sono accorto, si getta e si rifà da capo” .
Pizza bruciata da Michele: intervista ad Alessandro Condurro 

Riportare indietro la pizza bruciata

Perlomeno ci si aspetta il trattamento da “cliente”. Nel peggiore dei casi di ricevere un compromesso. Niente di tutto questo. Un’unica conclusione, un’unica soluzione, insindacabile.

“Noi la pizza la facciamo così, se vuole gliela rifaccio ma sarà uguale e saranno sempre 17 euro”.

Tiè. Ascolterò le mie sensazioni la prossima volta, grazie. Ormai non cambia nulla che il suo tono fosse indisposto e il suo sguardo cagnesco. Non voglio pensare che ce l’avesse con me in particolare, gli ho solamente comunicato che non si fa così e gli ho lasciato il mio biglietto da visita. Sì, sono io che faccio la recensione negativa, sono io che non ci tornerò mai più. La sconsiglio aspramente, incredula che si possa gestire così un esercizio commerciale.

Sono arrabbiata, certo, e spero vivamente che qualcun altro, sentendo la medesima frase, possa trarne sollievo. Che i tanti altri che rimangono in silenzio e non ci tornano, se gli dovesse capitare ancora da qualche altra parte si facciano sentire. Perché al di là della buona educazione e del trattamento da cliente – che porta soldi – ci sono delle regole, disciplinari, leggi a riguardo.

La salute non si butta

Nella pizza bruciata “Il problema è l’acrilammide, una sostanza pericolosa e cancerogena, definita dal EFSA motivo di preoccupazione della salute pubblica.”.
Con tanto di report e analisi di chi se ne intende, consiglio di leggere l’articolo di Piero Nuciari.

Che poi, anche nel caso del passaparola, sono stata castigata. Ho ricevuto risposte di chi lo sapeva già: “la pizza a Napples è bruciata e sì, ci vai una volta sola e poi non ci entri più”. Almeno in questo mi sento meno sbagliata, essendoci entrata nonostante le cattive vibrazioni. Probabilmente per quella pizza così buona, verace, napoletana, dovrò andare fino a Napoli. Per potermi ricredere, per poter dire anch’io “Eh, la pizza napoletana… non c’è paragone!” e per essere trattata come si deve, magari.

Leggi anche: Relazioni con il pubblico del panificio

Lascia un commento

Pizza bruciata, perché la fanno così?

tempo di lettura: 5 min