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Locali Praga, birre in fila pronte a essere bevute

Locali Praga – Guida all’ordinazione

Vi potrebbe capitare di andare a bere qualcosa nei locali di Praga. Avete fatto amicizia, masticate qualche parola di ceco, là c’è un nuovo partner, oppure il traduttore istantaneo. Potete risolvere diverse situazioni sia nel privato che negli affari ma nell’andare a bere in Cechia qualche problema lo potreste incontrare. Perché non tutti gli inviti sono come ci si aspetta.

Tanto per cominciare

Andare a una doppia rossa (jdeme na dvojku červenýho) nella lingua ceca non vuol dire programmare un incontro con due donne e favorire la capigliatura rossa.
Significa andare al bar e avere la preferenza per il vino rosso. Molto semplicemente ordinare due decilitri, perché si prevede una bevuta non impegnativa. Altrimenti si dice di andare a bere una bottiglia (lahvinka). Ovviamente esiste anche il vino bianco e in tal caso si parla di andare “na dvojku bílýho“.

Oltre ad essere un invito informale, e nello stile della lingua ceca nell’utilizzo smisurato di diminutivi, il traduttore istantaneo non lo riconosce perché leggermente sgrammaticato (le versioni corrette sarebbero “bílého” e “červeného“).

Comunque non andrebbe evitato pensando erroneamente che bere vino in Cechia non sia una buona idea. La viticoltura ceca ha la sua importanza storica grazie al re Carlo IV, che con l’importazione delle viti sconfisse la povertà oltre a riconoscere l’impegno dei coltivatori di viti che, pure nel periodo comunista, seppur limitati continuavano la loro attività. Oggi la testimonianza della loro eccellenza, per esempio, si può ritrovare nel marchio Cabernet Moravia, premiato nel 2016 a Vinalies Internationales Paris come miglior rosé e Hibernal nella categoria dei bianchi, premiato l’anno seguente.

Nei locali di Praga si beve forte

Per l’amicizia, per mandare giù un incontro insoddisfacente o per il coraggio, in Cechia si può essere invitati ad andare a bere “un manichino” (na panàka). Questo significa prepararsi, proporzionalmente al problema e alla sensibilità individuale, a reggere una maratona di bicchierini di un liquore forte, paragonabile ai nostri shottini. Nessun veto sui quantitativi, pur serviti a piccole dosi.

Nella lingua ceca il nome di tale abitudine proviene dal tedesco das Stamperl/ das Schnapsglas, ovvero un bicchierino dove “ci stava da bere per una misera moneta”, quindi molto piccolo e senza gambo. Così non si ribaltava. In ceco venne ribattezzato “panák”, come un manichino di legno o uno spaventapasseri, infatti ambedue non dovrebbero cadere. Questo ovviamente non vale quando si riempie di liquore un manichino umano. Per il nome, rimasto al maschile, a noi donne è andata bene.

Beviamoci sopra (“deme na to“)

Oltre al consumo superalcolico di grappa o rum, conosciuti universalmente, in Cechia si beve anche la Becherovka. Un tradizionale liquore alle erbe di alta qualità, riconvertito in souvenir dai turisti subito dopo, o insieme, all’Absint, ovvero l’assenzio.
Quest’ultimo invece ha un tipo di consumazione diversa, va diluito in una quantità doppia di acqua, preferibilmente ghiacciata. Oppure appoggiando un cucchiaino con la zolletta di zucchero sopra il bicchiere d’acqua e versandoci l’assenzio sopra, infiammandolo successivamente. L’assenzio caramellato sgocciolerà nell’acqua pronto per essere consumato.  

I cechi quando decidono di andare da qualche parte, o a fare qualcosa, ci vanno sopra. La preposizione “na” fa da padrona. Così loro vanno “sopra la gita”, “sopra le montagne” (anche a valle), “sopra la decisione”, e mai di fronte, “sopra una vacanza” e via dicendo. Vanno anche “na pivo” sopra la loro bevanda per eccellenza, la birra.

Deme na pivo” nei locali di Praga si tratta di birra

I cechi, me compresa, vi diranno che la loro birra è la migliore al mondo e non è una pura presunzione. Ogni anno nel mondo la birra ceca si piazza tra i primi posti sia nelle classifiche delle preferenze globali che nei concorsi ufficiali. Lo testimonia è il prestigioso concorso di degustazione di birra World Beer Awards.

“La produzione della birra è un processo complesso che comprende la miscelazione e l’ulteriore elaborazione di quattro elementi essenziali delle materie prime, tra cui malto d’orzo, acqua di fermentazione, luppolo e lievito. A determinare la qualità sono il gusto amaro, il sapore luppolato e la stabilità della schiuma”.

Spesso si usa dire di andare a bere la Pilsner, sinonimo della birra migliore. Lo è grazie all’utilizzo del luppolo purosangue Saaz. Il numero uno, considerato tale anche sul mercato mondiale. “Ecco perché le birre ceche sono così eccellenti e sane allo stesso tempo” dicono gli esperti.
Un ceco, se vi invita a bere una Pilsner, sa dove portarvi. Bisogna però fare attenzione, i bevitori di birra in Cechia soffrono di Cenosillicaphobia, la paura patologica del bicchiere vuoto. In questo caso si parla di boccale da mezzo litro e arrivare a consumarne da cinque a dieci per un ceco è la normalità.

Non è Coca cola

si chiama Kofola e di aspetto l’assomiglia. Ok, pure di gusto. La bevanda analcolica è stata creata durante il regime per sfruttare la caffeina in eccesso nella torrefazione del caffè, in alternativa alle bevande concorrenti allora poco disponibili: Coca-Cola e Pepsi. Nella ricetta risulta la combinazione di 14 erbe, succhi di frutta e liquirizia. La popolarità della bibita è sopravvissuta ai giorni nostri, forse anche grazie alla paura di perdere la patente. Ricordatevelo: anche in Cechia quando si beve non si guida. Il rischio è grosso.
Insieme alla copia e l’originale Coca-Cola, in Cechia è largamente diffusa la consumazione del tè. A tal proposito si coltivano parecchie erbe anche sui balconi. Ultimamente sta prendendo molto interesse il Nasturzio, un miracoloso assassino di batteri. Tant’è vero che si utilizza anche in cucina. Oltre alla prevenzione e il suo potenziale come antibiotico ha la fama di essere una fonte d’energia superiore agli energy drink.

Nei locali di Praga si beve sempre, per ogni occasione

Dalla birra ceca sana si arriva al tè ‘toccasana’. In mezzo ci sono fiumi di alcool, tante occasioni da non perdere per brindare, le nascite di nuove amicizie, incontri divertenti e pure i rimedi post sbronza.
Anche questi ultimi sono nazionali. Per la teoria del chiodo scaccia chiodo “panák” e birra servono da antidoto a sé stessi, presi anche insieme. Dipende da dove arriva il malessere.
Ancora il nasturzio, insieme a tante altre erbe e lo zenzero, con le loro proprietà super curative. I cibi grassi e il latte ghiacciato, soprattutto quando si fa lo sbaglio di bere senza mangiare e non bere acqua prima di addormentarsi. Il primato lo detiene la zuppa calda, e anche di quelle la Cechia è piena.

Oltre che da un nativo ceco c’è da farsi guidare da un buon istinto, mischiare le abitudini con prudenza e soprattutto non guidare dopo, neanche una bici:

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