Un uomo sul divano, è game over

Game over è il racconto pubblicato con l’associazione culturale Cascina Macondo nel 2013. Partorito nella giornata di scrittura creativa “Scritturalia” che si è tenuta nella cascina. Il tema per ogni partecipante veniva estratto a sorte da un cappello.

Il mio bigliettino con la scritta “game over” non mi aveva dato alcun dubbio. Ho inserito il gioco delle coppie come approccio nella chat, scelto un protagonista maschile e una femminile. Una coppia nel reale, e una terza protagonista femminile della chat. Il programma TV Masterchef fa da causa del problema sorto nel mio racconto. Poi dovevo ‘solo’ scriverlo e arrivare alla fine del mio divertimento.

Game over, il racconto

Sei maschio o femmina? Questa è la domanda dietro alla sigla “mof”, M oppure F: rispondi e il gioco può cominciare.
Sì, perché di questo si tratta. Di un gioco! Non ce la raccontiamo, per favore, questa smania dell’amicizia, dello scambio di idee, della conoscenza reciproca. Lo scopo è unico, il gioco. Parliamo di Internet, certo, del web, del cosiddetto mondo parallelo. E di noi tutti che ci navighiamo dentro. Ancora prima di Cameron sapevamo benissimo cosa significasse essere un Avatar.
Ok, va bene, mi spiego meglio.

Io, giocatore, sono seduto al calduccio a casa mia, fuori piove, che umidità! Arriva perfino nelle ossa, se esci. Io avrei ben altre idee su come passare un pomeriggio così triste. Qua, dentro casa mia, con un bel fuoco che scoppietta, che emana calore, chi ha voglia di uscire? Mi sento solo con il mio solito PC a farmi compagnia. Se sono stato abbandonato, se ho litigato di brutto con la mia ragazza, poco importa. Voglio una distrazione, una a mio piacimento, una che non litighi, una che sia lì pronta e mi attizzi. Cosa ci vorrà mai? L’universo del web è così vasto, ci sarà pure una tizia da qualche parte che io mi possa pigliare per oggi pomeriggio senza spostarmi dalla mia comodissima poltrona!

È semplicissimo,

vado nella chat. Non è un’operazione complicatissima, davvero, ci si arriva con una facilità quasi assurda. Assurda…

Come la litigata di oggi, ma perché è nata stavolta? Lei voleva andare a tutti costi in montagna, un viaggio con una strada tortuosa per arrivare lì in cima.
“Va bene – le dicevo – capisco come sia bella la vista da lì, sì ti ascolto, ti fa sentire onnipotente guardare da lì in alta quota, se sei fortunata però, e non trovi la vista ostacolata da un sacco di nuvole” e lei intanto continuava a insistere su come sia bello farsi un giro in montagna! Io continuavo a non capire:
“Ma ti rendi conto di com’è alto? Andare fin lì e per che cosa poi? Per una registrazione di un programma televisivo di cucina?”.   

Fino a lì ero tranquillo, a tratti ironico, direi. Forse quello la irritava, ma io sono così, non mi va di prendere sempre tutto così seriamente. Specialmente se si tratta di una situazione scomoda, dalla quale mi devo svincolare, possibilmente senza grossi investimenti d’energia.  Lei invece continuava a provocarmi convinta che così mi sarei deciso ad arrampicarmi sulle montagne.

“Mica vorrai stare qui ad ammuffire

tutto il giorno?” domandava per finta e poi:
“Domani di nuovo al lavoro e tu davvero pensi che io abbia voglia di passare la domenica così?”.
“No – cercavo di usare ancora un tono tranquillo – è tutta la settimana che ci penso a un’idea del genere, mettermi al volante a fare le serpentine, per di più ghiacciate”.
Fu circa qui che il suo umore cambiò e il tono di voce aumentò di qualche ottava:
“Tu non mi capisci, non mi vuoi mai accontentare!”.
“Ti sei ammattita, – ero rimasto bloccato davanti al suo “mai” e cercavo di difendermi – che c’entra, perché ci dobbiamo andare insomma?”.

“Come al solito non mi ascolti, te l’ho già spie-ga-to! – le parole le scandiva urlando ormai – ho avuto una dritta dalla cugina di Erica, che lavora con me!”.
Certo, chi non conosce Erica? Per dimostrarle di avere presente benissimo quella sua cosiddetta dritta le avevo chiesto molto semplicemente:
“E cosa ci sarà da capire, dimmi, cosa ci sarà di tanto straordinariamente bello nell’andare a vedere quattro stupidi aggirarsi attorno ai fornelli mentre tu ti congeli in alta quota?” per confermare di sapere il fatto mio. 

Lei sbuffava

e forse pensava che mi avrebbe smosso degradando il mio senso per l’alimentazione sbrigativa:
“Certo, perché a te basta schiaffare un hamburger con un pezzo di formaggio sopra e tutto lì il tuo interesse per il cibo!”.
Mi stava proprio sottovalutando.

“Guarda che la pastasciutta la so fare anch’io” avevo provato a guadagnare un po’ di terreno. 
“Se, se… ti vorrei vedere, con la neve che ti va addosso per esempio, come te la caveresti eh? Tu, che cucini, certo!” si sentiva vittoriosa lei. Invece a quel punto era pronta per il mio colpo finale.
“Per cucinare, io, non ho bisogno di andare al monte cucuzzolo a farmi filmare, puoi vedermi anche qui dentro” così le avevo detto, allargando le braccia e mostrandole lo spazio che mi circondava e avevo acceso la TV per decretare la mia decisione di non scendere neanche dal mio divano.
Lei aveva capito. Prima mi aveva urlato dietro:
“Non ho voglia di stare sempre qui dentro, devo uscire, ho bisogno di ossigeno, e poi un’occasione come questa non capita tutti giorni!” e ha sbattuto la porta.

M o F, giocare nella chat

Così sto a casa da solo, comodo sul mio divano. Arriva il mio primo foglio bianco sulla schermata del PC. Rispondo subito: “Sì, sono maschio” e penso ‘femminucce mettetevi sotto!’. Il foglio sparisce. Sarà stato un maschio. Arrivano tanti altri inviti. Questo metodo è più sbrigativo, ci si presenta anonimo, senza la registrazione. Serve come assaggino, per vedere che aria tira. L’offerta, insomma, di al momento è in rete.

Ogni chat ha le sue regole, ha i suoi frequentatori, ospiti casuali. Io ci vengo ogni tanto. La mia ragazza lo sa, anche per questo motivo tempo fa c’era stata una litigata, un’altra. Penso fosse più che altro una manifestazione di gelosia che io avevo troncato subito, dichiarandole che il computer non m’interessava più del tanto, quella importante era lei e poi, se ci teneva tanto, io non ci sarei più entrato, ed era finita lì.

Per stare bene

con le ragazze bisogna salvarsi come si può. Un mio amico per andare a seguire la sua squadra del cuore faceva ammalare sua nonna. Capite, la domenica andare a tifare allo stadio invece di vedere una mostra di arte contemporanea? Per una fidanzata è una scelta incomprensibile:
“L’arte è per tutti, il calcio solo per chi è tifoso!”. L’argomentazione era tutta al femminile, certo. Però il mio amico era “costretto” correre dalla nonna bisognosa per poter guardare una partita.

Insomma la verità è che io chatto, eccome. Ho anche un nick, quel nomignolo che uno s’inventa e tramite il quale s’identifica e mostra la parte migliore di sé. Sì, questo è l’avatar di cui parlavo. Un” io” come mi vorrei. Uno appetibile per le donne che non si avventurano per le montagne e trovano l’arte anche dentro le mie castronate, quelle che m’invento per sembrare più bello.

No, va boh è per star bene. Non che io sia da buttare via, ma come si dovrebbe sentire uno che non è stato preferito a quegli spadellatori sotto la neve? Ho bisogno di ricaricarmi l’autostima, ho bisogno di sentirmi desiderato, voluto a tal punto che quella femmina là, dietro lo schermo, sbavi a mille. Devo sentire tutta la sua smania di volermi conoscere. Tanto, è solo un gioco!
Accidenti, sì, in rete è arrivata una che si è descritta come fosse una gnocca, notate bene, è domenica.

“Che cosa fai tutta sola soletta?“.

“Piove” dice lei. 
“Quindi sei vicina?”.
“Dipende” lei non si allarga.
“Io mi avvicino in un baleno” mi propongo. Butto un amo. Che sia chiaro, anche se il suo nick è Desiree, il suo meglio di sé è assolutamente attraente, ed io sono solo, l’unica cosa che m’interessa è che il suo sbavare virtuale arrivi da me, qui, nel mio calduccio, senza che io faccia un passo molto impegnativo verso la sua direzione. Come ho detto è solo un gioco, poi in TV non danno un granché e lo sportivo fanatico è il mio amico.

Ok, qual è la mia posta in gioco?

Il mio avatar è appetibile, naturalmente. Vediamo, cosa potrebbe desiderare una ragazza sola in una domenica piovosa? Non c’è bisogno di andare a inventarsi chissà che, è un divertimento. Per essere all’altezza delle aspettative di voi ragazze basta mostrare l’interesse e impegnarsi pochino.

“Ti piace la buona cucina?” le domando.
“Tu sai cucinare?”. sembra meravigliata.
“Ci sono tanti chef maschi”.
“Sei uno chef?” ancora lei.
“No, è un mio hobby” rispondo per non esagerare.  
“Sentiamo, cosa mi proporresti?”.
“Ho una nuova ricetta”.

“E dai” manda i punti esclamativi.

Cerco di guadagnare tempo e intanto spulcio le ricette su Google: un sito, un certo Zafferano.
“Hai delle preferenze sugli ingredienti?” mi rendo conto che dovrò presto tirare fuori un asso dalla manica.
“No, stupiscimi”.
“Che ne dici del coniglio brasato?”.
“Mai sentito” e mi manda diversi punti di domanda.
“T’interessa?”.
“Vediamo come te la cavi” risponde lei.

Non faccio copia e incolla,

non sono così sfrontato. Le racconto a piccoli passi come si prepara la marinata del coniglio, che ho trovato quasi per disperazione. Le descrivo come metto la pancetta all’interno della carne, che prima ho fatto le piccole incisioni a tal proposito. Continuo a piccoli passi. Metto il coniglio a riposo, affogato completamente nel vino.
Arrivo alla preparazione delle verdure tagliuzzate, le ho scelte secondo le sue indicazioni. A questo punto, lei è già in una piccola estasi e io sono solo alla metà della ricetta. Le ho promesso che sarà speciale. L’olio extra vergine sfrigola nella padella, con le sue verdure e aggiungo i miei aromi sui quali, naturalmente, non transigo. Devo mantenere la mia importanza di chef. 
Lei è tutta contenta e: “Quand’è che sarà pronto?” domanda. Insomma, me la cucino per bene.

Finale numero 1 di Game over

“Ah, è per questo che volevi poltrire, complimenti!”.
L’aria è letteralmente invasa dall’urlo della mia ragazza che è entrata nella stanza sorprendendomi tutto preso a chattare, tanto che non ho sentito la porta aprirsi. Lo schermo è tutto pieno di faccine sorridenti e cuoricini lampeggianti.
“Tu – con – me – hai – finito!” strilla contro i miei cuoricini.
Abbiamo già litigato troppo, penso e sto zitto. “Non illuderti, stavolta è finita! – chiude il mio portatile urlando – e tuo Game over!”.

Finale Game over, numero 2

Sullo schermo finalmente arriva la proposta di lei:
“Incontriamoci” e mentre penso a come risolvere, suona il mio cellulare.
“Pronto!”.
“Scusi, parlo con il signor Paolo?”.
“Sì, chi parla?”.
“Le telefono dall’Ospedale Maggiore, dovrebbe venire qua, la ragazza ha detto di avvisare Paolo, è nella rubrica c’è Paolo con un cuore”.
“Cosa?” chiedo con un ponte levatoio dentro l’aorta.
“Si tratta della signorina Elena Franchini, ha avuto un incidente e deve essere operata, mi ha chiesto di avvisarla, come ho detto lei è l’unico Paolo che ho trovato nella rubrica della ragazza”.
Parto come un razzo, forse l’unica cosa che faccio prima di volare fuori di casa è schiacciare il pulsante sul PC, quello del game over.

Finale Game over, numero 3

Fuori ha smesso di piovere da un bel po’, l’invito di Desiree per incontrarsi è troppo allettante. Non resisto e decido di uscire per vederla dal vivo. D’altronde quella cucinata è arrivata al punto giusto di cottura e la tizia conferma che ha smesso di piovere pure da lei. Per questo, chiarita la poca distanza tra noi, perché non incontrarsi?
Spero solo di non trovare un brutto ceffo. Va boh, sarebbe sempre meglio che una sorpresa fatta dalla mia fidanzata. Immagino come sarebbe incazzata e stavolta non mi avrebbe creduto che fosse solo un gioco. Avrebbe sicuramente gridato ‘game over’.

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Dalla collaborazione con la Compagnia delle chiacchiere è nato Game Over in versione teatrale.

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