Fame: altro che una fetta di panettone

“Signora mi compri del pane, ho fame!” si sente qualche volta per le vie di San Salvario, la voce appartiene ad una donna. Una donna minuta, non più giovane, “sbrindellata”, certo, non ci sono dubbi che abbia dei disagi. Si avvicina, tende la mano, aspetta.

San Salvario è un quartiere multietnico, multi-pittoresco e di multistrato sociale. I disagi sono all’ordine del giorno, un po’ perché è terreno fertile per la vita di strada ma anche, o forse soprattutto, perché qui c’è sempre qualcuno che ascolta. Se la signora con la fame si avventurasse solo nei quartieri adiacenti, o in via Po dove non si sentirebbe nemmeno, sempre se qualcuno ci facesse caso la guarderebbe stranito e proseguirebbe per la propria strada. Invece nel quartiere di San Salvario lei è conosciuta. Si può prendere come parte del folclore oppure si pensa quel che cavolo si vuole e le si dà qualcosa lo stesso.

La sua fame si sente da lontano,

quasi grida ed ha anche una voce rauca, ovviamente. Così come è scontato che si possa attraversare la strada e proseguire dall’altra parte. Invece se la s’incontra si può fare caso al suo sguardo quasi vuoto e ai capelli spettinati. Una donna che grida al pane avrà smesso di pensare al pettine da un bel po’. Una brutta faccenda. Pane, acqua, un tetto. Che cosa significa? Sopravvivenza. Questo mi è passato per la testa quando sono entrata nella panetteria e ho lasciato lì qualche moneta perché le dessero un panino. Mi hanno sorriso. Non penso di aver fatto chissà che, però mi ha fatto piacere. Non perché mi sentissi buona. Ci sono passata anche io tra gli inferni della vita e, semplicemente, sono contenta di esserne fuori. Mi piace quando le persone colgono l’occasione per sorridere e soprattutto credo nella condivisione.

Altre volte ho udito la signora da qualche parte per le vie di San Salvario e tutte le volte mi disturbava il pensiero che per le strade girasse una donna chiedendo disperatamente un aiuto. Non mi ha infastidito, invece, quando un altro giorno ancora, mentre le stavo comprando un altro panino, mi ha chiesto anche una monetina, un caffè e poi la brioche. Quello che mi ha disturbato è stata la voce che mi ha detto: “Lasci perdere, fa sempre così”.

Una fetta di panettone

Comunque non mi piace questa storia. Non mi piace sentire per le strade un grido di fame. Non biasimo la voglia di un caffè e poter dare un morso al panettone. Dai, siamo a Natale, tutti più buoni, no? So benissimo che ci sono persone di buona volontà che regalano pane, panini, tè e coperte. Lo fanno sia prima di Natale sia tutto il resto dell’anno. So anche la storia della fame del mondo. Non la risolverò e non ho la ricetta migliore. Ma posso lasciare un panino, dividere una fetta di panettone o farne anche a meno.

Come ti senti tu davanti alle promozioni altezzose per vendere dolcezza, tipo il panettone per l’appunto? Una tavolata imbandita, tante persone e l’ultima fetta rimasta.
A San Salvario basta che scendi in strada e c’è sempre qualcuno che tiene aperto. C’è del movimento e anche il rumore, sì, lo sappiamo. Sempre meglio che grida di fame o di solitudine.
C’è sempre la possibilità di poter condividere una fetta, non sentire la tristezza di tenerla in mano, dentro una casa, completamente da soli…

Leggi anche: Educazione civica estiva a San Salvario
Donne povere in Italia

Categories: Legami e relazioni

Iscriviti alla newsletter per ricevere aggiornamenti e contenuti esclusivi

* indicates required

Seleziona cosa vorresti ricevere da Parole di legami:

Puoi disiscriverti in qualunque momento cliccando il link al fondo delle nostre e-mail. Per info sulla Privacy Policy visita il nostro sito.

We use Mailchimp as our marketing platform. By clicking below to subscribe, you acknowledge that your information will be transferred to Mailchimp for processing. Learn more about Mailchimp's privacy practices here.

Seguici sui social