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Donna truccata da clown e imbavagliata, simbolo delle donne maltrattate

Donne maltrattate, un cambiamento vicino

Ancora prima di essere lette, le notizie sulle donne maltrattate hanno già il loro impatto negativo: la vittima soffre un’altra volta. Le parole raddoppiano l’effetto, reale, e questo potrebbe cambiare già da subito.

Le notizie di donne aggredite poco distante dalla loro abitazione, come è successo a San Salvario, vengono pubblicate per suscitare incredulità o disdegno. Magari, se qualcuno nelle vicinanze fosse intervenuto, non ci sarebbe stato neanche il bisogno di pubblicarle. Perché qualcuno che sente c’è sempre. La domanda “Neanche con il cane si può uscire in pace?” non si sarebbe posta perché si sarebbe impedita l’aggressione grazie a una coscienza collettiva.

Notizie che ripropongono la sofferenza di donne maltrattate

Non ci sarebbe più una notizia come quella di una giovane donna sbattuta a terra con la bocca tappata e l’intimazione di tacere. Una frase “Stai zitta” con la minaccia di un’azione ancora più grave, la violenza con un coltello.
Un titolo, per esempio: “L’ennesima persona isolata, sola, che nonostante abbia preso coraggio e aperto la bocca per gridare aiuto è stata sopraffatta” non sarebbe potuto esistere. Un titolo, sopra un qualsiasi articolo, sull’aggressore che riempie la vittma di botte per derubare indisturbato una donna indifesa non sarebbe potuto esistere. Perché sarebbe corso in aiuto più di un orecchio dalle vicinanze.

Una notizia come quella di San Salvario, riportata da un quotidiano, sarebbe potuta essere diversa, non avrebbe riproposto la sofferenza di donne maltrattate. Non solo, è successo in città, non in aperta campagna, non in un deserto. Le persone ora hanno deciso fare fronte unito, senza il bisogno di doverlo dire, anche senza una particolare istruzione sui comportamenti civici.
Perché la quarantena, magari, ha fatto sentire loro il distanziamento sociale e riflettere di più su una notizia “sensazionale”.

Le donne maltrattate verbalmente

Cominciassero pure a sparire gli attacchi verbali, anche senza essere accompagnati dalle grida che sanno fare altrettanto male. Pure in ambito domestico uno “Stai zitta”, anche non accompagnato da una minaccia, è sempre un maltrattamento, un atto di prepotenza.
Anche la super gettonata “Ma vai a casa” non è una bella frase. Per prima cosa iniziare la frase con un “ma” non ha senso, è scorretto. Sarebbe più giusto dire: “Sei antipatica, ma va’ a casa!”. Se mai. L’effetto che fa il “ma” è di un fastidio provocato da un disagio. Senza distinzione se si tratti di un grido agli emigranti o a un programma televisivo. Un “ma” all’inizio di una frase, comunque, non promette del buono perché esplica un dubbio.

Le donne maltrattate sono nella situazione di una mancata vicinanza. Con il rimanere zitti, col non farsi sentire davanti ad un’azione sbagliata. Non è accettabile da una società, consapevole che la donna è una sua ricchezza. Senza le donne la comunità non cresce, le donne maltrattate sono private della possibilità di essere risorse importanti per la società, far crescere i figli. Questi, a loro volta, senza l’ombra di un ricordo o la presenza continua della violenza.

Il segnale c’è

La gente è “rinchiusa” ma l’hanno sentita in tanti. E molti si sono affacciati alle finestre, le persone sono uscite sui balconi. Non per rientrare immediatamente pensando ad un altro, ennesimo, grido, seppure di una giovane donna. In diversi hanno chiesto cosa sia successo, qualcuno ha chiamato le forze di ordine, ancora prima di capire che la ragazza è stata minacciata con un coltello allo scopo di rapinarla.

Sulla strada vicina un ragazzo cerca di aiutarla a calmarsi. È agitata, spaventatissima e non riesce ad articolare bene le frasi. Qualcun altro passa una bottiglietta d’acqua dal balcone. La ragazza ha appena subito uno shock. Le forze dell’ordine, richiamate con diverse telefonate, sono arrivate e hanno raccolto le testimonianze dalle finestre.
Il primo impatto di un maltrattamento è stato risolto con un pronto intervento degli abitanti nelle vicinanze. Erano pochi minuti dopo le nove di sera.

Cambiare già da subito

Le notizie costruttive, positive, della vita cittadina potrebbero apparire sempre più frequentemente, cambiare già da subito, quando finirà la quarantena. Sulla strada di un profondo mutamento delle relazioni umane. Una partecipazione solidale nell’affrontare i problemi quotidiani delle donne maltrattate. Da cittadini responsabili, possiamo cominciare a risolvere davvero la violenza sulle donne, da vicino.

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