Docufilm - Oste a pedali - Altrofim

Docufilm Oste a pedali nuovo titolo prodotto da L’Altrofilm di Torino.

Un gruppo di persone in viaggio per l’Italia.
Uno scopo condiviso – essere più vicini alla natura.
Unicità e semplicità nel creare legami nuovi.

Noi, seduti a casa, stiamo con il fiato sospeso per un cambiamento prossimo che ci si aspetta nel mondo dei social. Annunciata da tanto, con l’attesa acquisizione di Twitter speriamo in un colpo di spugna da parte di Elon Musk, affinchè ci riporti all’abitudine di parlare tra di noi. Semplice.

Invece di aspettare che un ultramiliardario ci stupisca (di nuovo) con una qualche sua idea innovativa, stavolta rivolta alla comunicazione umana, sulla via Francigena si muove un gruppo di persone.

Partiti da Avigliana con il titolo “Oste a pedali” si dirigono verso Roma. Con un bagaglio, il necessario, sotto la bandiera del pellegrinaggio, inteso come un viaggio alla ri-scoperta. Nell’abbozzare un articolo senza infilarci nel bagagliaio, possiamo realizzare una mappa di questo viaggio basandoci sui presupposti formulati prima di partire, soprattutto durante la conferenza stampa del 10 ottobre organizzata dalla produzione per presentare un nuovo docufilm in lavorazione.

Docufilm - Oste a pedali - L'Altrofilm

“L’Oste a pedali” rimanda all’immagine di un locandiere che pedala. E perché pedala? Perché su una bicicletta elettrica? L’oste è la figura principale, un vero oste che ha dovuto fermarsi durante il lockdown, come tutti noi. Si è dovuto sedere, pensare, sentendosi scomodo in quella posizione. Allora ha cominciato a pedalare per consegnare il suo cibo. E quando viene una buona invenzione, di solito, questa non resta isolata.

Così dopo la fine della pandemia, continuando ancora a pensare, a Gianfranco, il locandiere di Avigliana, è venuta l’idea di andare oltre. E ha chiamato il suo amico.

L’idea

Insieme a Fulvio, ha deciso di fare il giro di tutti i fornitori della sua locanda. Di andare a trovarli e salutarli, semplice. Però c’è di più. La locanda, così come i prodotti di cui si rifornisce, seguono il rispetto per la natura, una produzione di alimenti che bandisce i processi utilizzati dalla grande produzione, spesso nocivi per la salute. La filosofia del mangiare sano non poteva che salire a bordo e il fatto di volersi incontrare dal vivo (fuori dalla comunicazione virtuale) ha fatto da chiamata al progetto. Per condividere questo viaggio e creare nuovi legami affini, realizzare un docufilm.

Legami nuovi - oste a pedali - semplice

Progetto

E’ così che nasce un progetto creativo con un senso, ovvero realizzare un documentario che segua e racconti un viaggio. Perché non si tratta di fare “solo” quello che piace, e neanche di essere “politically correct” in modo che il prodotto sia “vendibile”, ovvero interessi al resto del pianeta solo perché “è green”. Il primo passo è decidere di delegare la realizzazione del progetto a dei professionisti, i quali devono essere delle persone che innanzitutto condividono il punto di vista dell’ideatore, la sua visione.

Una sensata condivisione è già un buon punto di partenza. Per la fatica che si deve affrontare, più di 700 km di tragitto senza l’uso di veicoli inquinanti, non è un particolare da sottovalutare. Ad una persona priva della stessa convinzione, in mezzo a campi e strade deserte, oppure con il freddo, in tenda e con qualche animale che di notte ulula, potrebbe saltare la bussola. Senza considerare che un docufilm pur non essendo una serie TV significa tanto lavoro, ancora prima di partire così come in postproduzione.

Docufilm

Così in questa impresa, all’oste Gianfranco Mossa e all’amico Fulvio De Marchi si sono aggiunti Giulia Livigni, Gabriele Zola, Andrea Canto e Cecilia Todaro, del team L’Altrofilm di Torino capitanato da Louis Nero. Una parte delle persone che sta dietro alla realizzazione del docufilm “L’Oste a pedali”.

Con l’entusiasmo degno di una partenza, la condivisione nel valorizzare il naturale, seguire i ritmi umani e affidarsi alla bontà e alla gentilezza umana, i nostri sei eroi viaggiano sulla via Francigena, che dalla Francia conduce fino a Roma. Questo percorso, oltre ad essere stato dichiarato “Itinerario Culturale Europeo” nel 1994, e a rappresentare un viaggio alla riscoperta delle radici dell’Europa, per i nostri pellegrini è una fonte importante per creare legami nuovi lungo il tragitto.

Legami nuovi - oste a pedali - semplice

Perché anche se il tragitto è stato delineato, segnato dai contatti di produttori ai quali Gianfranco si affida, c’è questo spostarsi con una lentezza che è superata solo dal cammino dei pellegrini che lo percorrono a piedi. Questa calma porta ad assaporare luoghi e persone che si incontrano, ad affrontare le difficoltà emerse dagli imprevisti. A degustare i sapori di ogni paese di sosta e a poter dialogare con persone nuove senza il blocco dello schermo davanti agli occhi. E, nella calma di questo andare vivibile, a riflettere.

L’intervista

Verso il finale non ancora scritto, vissuto e neanche girato, possiamo fare anche noi qualche riflessione con una piccola anticipazione dalla realizzazione di questo docufilm. Questo perché abbiamo potuto fare una breve intervista alla regista Giulia Livigni e al direttore della fotografia Gabriele Zola.

Giulia, come sta andando il tuo lavoro?

«Siamo ormai verso la fine e devo dire che nonostante la stanchezza, perché pedalo ogni giorno anch’io, sono proprio le persone attorno a me e quelle che incontriamo che con la loro spontaneità mi fanno passare la fatica. Ci sono stati imprevisti, problemi da risolvere. Nel gruppo, tra di noi, abbiamo dovuto ingranare nel trovare un’apertura, nella differenza tra i nostri compiti e anche di abitudini. Ora sembra che ci conosciamo da tanto tempo, ci sosteniamo e a volte basta uno sguardo e ci comprendiamo subito. Stando insieme ci sono bastati tre giorni, grazie a questo contesto, per trovare una quadra perfetta. Sono soddisfatta di come sta andando.»

Cosa ti porterai da questa esperienza valutando il gruppo e le persone che avete incontrato lungo il vostro percorso?

Questo stare insieme, come passare le serate con le persone. Si crea una connessione, legami nuovi, una serenità umana. E’ così che la sento adesso, e pensare che prima preferivo abbracciare gli alberi che stare mezzo alle persone.»

Legami nuovi - Oste a pedali - Via Fran

Gabriele, cosa ti sta dando questo viaggio?

«Il tempo di mettere i pensieri in fila. Ho potuto rivedere dei luoghi in due tagli differenti, ricordandoli dal passato e oggi, percepirne la differenza. Afferro questi paesi e la comunicazione non verbale delle persone. Questa visuale mi rilassa, è come togliere uno scudo e arrivare subito sotto la superficie. Noi siamo totalmente concentrati su quello che facciamo per dare il massimo, ogni giorno è molto impegnativo e in contemporanea stiamo imparando tantissimo, sul cibo e sul mangiare, per esempio.

Cosa ti porterai con te?

Adesso non te lo so dire, questo sentiero che sto attraversando non finirà a Roma. I miei pensieri, che sto organizzando, non cesseranno neanche al rientro a Torino. Sarà una lunga elaborazione, ma sono certo che porterà i suoi frutti nel futuro.»


Sì, come hanno detto i nostri due protagonisti, la fatica non finirà tanto presto, ma siamo contenti dei risultati che abbiamo potuto condividere. Non resta che aspettare che il docufilm “L’Oste a pedali” venga finalizzato con la postproduzione. Potremo scoprire la sorpresa finale, con la consegna del “paniere dei prodotti” naturali, raccolti durante il viaggio e donati dai produttori. Chi sarà il destinatario di questa bontà realizzata con tanta cura e amore? Semplice.

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Categoria: Cinema e Serie TV

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