Donna di spalle con grande zaino nei boschi, volevano dissuadere la sua fuga

Dissuadere l’intenzione – Emigrante senza scopo

Esisteva una precisa determinazione a dissuadere l’intenzione di emigrare. Erano anni difficili durante il regime della Cecoslovacchia.

Le colpe, gli errori e gli orrori di quegli anni sono stati descritti in tanti libri e girati in tanti film. Solo dopo la caduta del regime, ovviamente, è stato possibile pubblicare i libri e realizzare i film su di esso. Il film Trappola ricostruisce in maniera interessante i fatti descrivendo una storia vera. Fatti che rendono l’idea di come fosse praticamente impossibile attraversare la frontiera ai tempi del regime. Anche nel caso si trattasse di una famosa attrice.

Trappola

E’ la storia della trappola tesa ad una delle stelle del cinema cecoslovacco degli anni Cinquanta, Jiřina Štěpničková (1912 – 1985) da parte degli agenti di polizia.

Era un’attrice apprezzata dal pubblico ma distaccata, disinteressata ai doveri verso il regime. Anzi, ad un certo punto si era ‘solamente’ stancata di aspettare per poter approdare a ruoli ancora più importanti. Nel regime, però, era un dovere saper aspettare. Attendere il tempo giusto, l’occasione di essere pronti e soprattutto saper essere convincenti sulla propria lealtà verso il regime.

Come lei stessa ammetteva, non era in grado di “mostrarsi commossa al pronunciare il nome di Lenin” e di conseguenza non poteva essere scritturata nel teatro nazionale. La sua volontà di emigrare all’Ovest, scoperta dalla polizia segreta, venne utilizzata come deterrente.

Dissuadere l’emigrazione

Il regime doveva mantenere le sue posizioni e non poteva permettere la fuga non solo di notizie ma neanche dei loro portatori. Gli emigranti erano considerati violatori dello Stato. Per il potere, qualsiasi emigrazione era una pugnalata alla schiena. Se poi si trattava di persone note, considerate delle autorità, ancora di più bisognava impedire la fuga di notizie oltre la frontiera. Nonostante Jiřina Štěpničková avesse dei contatti all’Ovest cadde in una trappola.

Punizione per i violatori

L’a tentata emigrazione dell’attrice doveva servire da esempio dissuasivo per l’intenzione di altri potenziali emigranti.
Per questo la Polizia di Stato preparò una trappola e la donna finì in carcere. Come violatore di Stato venne condannata a quindici anni di reclusione. Passò dieci anni in prigione per un tentativo di emigrazione. Solo dopo ripetute petizioni da parte di altri attori ricevette la grazia negli anni Sessanta.

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Dissuadere l’intenzione – Emigrante senza scopo

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