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Ceco o cieco? cartelli in direzioni opposte

Ceco o cieco? Insoddisfazione linguistica

Si scrive ceco o cieco?” per me, che sono nata a Praga, rappresenta un problema spinoso, un’insoddisfazione linguistica. Perché non una parola diversa?

La mia domanda e la spiegazione che vorrei riuscire a dare meriterebbero un trattato per il quale non ho competenze accademiche, però ammetto che mi piacerebbe scambiare due parole con il fautore della parola monca.

Un breve cenno storico sulla Cechia

Alcuni storici fanno riferimento alla regione, la zona (parecchio estesa) circostante all’attuale Praga dal nome Boiohaemum, ovvero Boemia, il territorio dei boemi vinto dalle tribù germaniche e slave. È uno dei motivi per il quale mi domando perché non si utilizzi una parola diversa da “ceca”.

Un altro è futile ma imbarazzante. Quello nell’indicare una persona come “ceca” e sentire come risposta: “Poverina!”. Se si fosse presentata come “boema” non si sarebbe tolto nulla alla terra delle origini e ne avrebbe guadagnato la comprensione linguistica.
Invece il risultato con la parola “ceca” è quello di non fornire ad un qualsiasi interlocutore un significato certo riferito ad una nazione. Veramente bravi!
Comunque riconosco che pure essere “boema” non migliorerebbe la situazione per il mondo contemporaneo, visto che sarebbe come chiamare un’italiana con “oilà, etrusca, come butta?”.

Anche perché i cechi sono arrivati dopo

A Praga nelle odierne prime classi delle scuole elementari l’approccio con la storia viene insegnato in forma narrata con l’arrivo della tribù slava, emigrata da un posto molto lontano, “fin da dove nasce il sole”. Questa tribù era in ricerca di posti con meno popolazione e più cibo e quando aveva trovato quella terra ci si era fermata per restarci chiamandola con il nome del loro capo “Čech”. Così è nata la Terra dei Cechi.

Curioso come sia nella parola singolare “Čech” che nel plurale italiano “cechi” compaia il “ch”. Certo che so il motivo, però la fatidica “ch” è nel plurale.
Mi sforzo anche di capire la difficoltà, se si fosse scritto Ceck senza la “o” al maschile e finendo per avere l’identica pronuncia nel femminile da “ceca” a Cecka.

Google: primo passaggio

Ho quindi fatto un doppio salto dall’originale, passando per l’inglese e arrivando all’italiano alla ricerca di un confronto:

Ceco

Česká republika

český jazyk

česká dívka

Inglese

Czechia

czech language

czech girl

Italiano

Repubblica Ceca

lingua ceca

ragazza ceca

Insomma, non c’è verso, l’italiano, seppure contenga la stessa pronuncia della parola nella prima e nell’ultima sillaba, manca di un pezzo centrale. Quel poco per arrivare alla ragazza ‘cesca‘ e sarebbe risolto.

Certo, lo so benissimo che c’è una differenza sostanziale nel significato da ceco a cieco, ma la pronuncia? Con tutti i dialetti italiani, e l’orecchio…

Google, secondo passaggio: ceco o cieco?

In italiano sarebbe comunque bello poter chiamare la Cechia “Boemia”, insisto. Questo perché la “bohemistica” è la disciplina della lingua e della letteratura ceca. Anche i prodotti che portano il nome Bohemia sono tanti e la forza del merchandising nei cristalli e nella birra (tanto per citarne alcuni) lo comprova e a tutti ormai è chiara la provenienza. E ancora, essere bohèmien significa avere a che fare con l’arte. Sarebbe stato figo considerare tutti gli abitanti artisti a prescindere, tanto più che un detto popolare dice che ogni ceco è un musicista. Probabilmente al linguista italiano non garbava.

Parliamo della pronuncia: ceco o cieco

Provando invece con le pronunce ho fatto varie combinazioni e il risultato è stato abbastanza rapido: è riapparsa “cesca”. La pronuncia è esattamente come “česká”, il risultato è uguale al caso della ragazza cesca di prima, ovvero la ragazza che non vorrei dover indicare con l’aggettivo “ceca”.

Per il maschile invece, per quanto ci abbia perso tempo e mi sia impegnata, non sono riuscita a trovare un “ceco” pronunciato come avviene nella parola “čech”, il capo della tribù con la “ch” finale, senza portare a equivoci.
Il significato di čech oltre ad essere associato, come dal racconto elementare, al capostipite della tribù, è definito più semplicemente come “compaesano”. Qui la mia disfatta del boemo col suo club in Bohemia.

Ricerca del perché “ceca”

Come ho detto non è un trattato linguistico, solo un piccolo fastidio personale. Quando mi capita vorrei poter fare qualcosa… allora scrivo.

Voglio ripercorrere i vari passaggi storici della denominazione del mio paese d’origine. Anche se sono italiana (vivo qui da molto più tempo di quanto sia stata a Praga) è lì che sono nata. Credo però che la trascrizione ceca renda difficile la comprensione dell’argomentazione.

Una costante “cesca” nella storia

Il passaggio storico mi serve a documentare che nonostante il nome del territorio sia cambiato svariate volte, i suoi abitanti per secoli sono rimasti sempre e comunque i ceši (“cesci”).
Il femminile česka (“cesca”) pronunciabile anche in italiano, è subentrato con la denominazione del paese “Cesky”, rimasto per secoli.
Dopo “Bohemia” il re Carlo IV denominò il territorio

  • Království české (“Regno della Corona Ceca” – meglio “cesca” no?) che storicamente ha mantenuto la sua validità fino al 1918, nonostante nel frattempo sia stata sotto l’influenza di altri regni.

Dopo 1918 il primo cambio ad una parola sola

  • Československo (“Cecoslovacchia” – in italiano è sparita la kappa che nella parola composta sembrava probabilmente di troppo).

Durante la seconda guerra mondiale la nuova denominazione:

  • Protektorát Čechy a Morava (in italiano “Protettorato di Boemia e Moravia” – si sa come la pensava Hitler), l’unica eccezione imputata alla invasione.

Sotto il regime comunista è tornata la “Repubblica” per ragioni politiche:

  • Československá socialistická republika (“Repubblica Socialista Cecoslovacca” – niente bacco ammalato e neanche la bovina, per favore!).

Beata la Francia: prima e dopo la repubblica sempre tale

Dopo la Rivoluzione di velluto:

  • Českà republika a Slovenská republika (“Repubblica Ceca” e “Repubblica Slovacca”). In italiano del “ceco”, quella parola monca, proprio non si poteva fare a meno!
  • Česko (“Cechia”). Nella costituzione del 1993 il titolo ufficiale rimane Českà republika ma il nome Česko viene utilizzato come standardizzazione pratica.

Česko sarebbe “Cesco” ma a quanto pare la kappa dev’essere un’esclusiva greca. Così in italiano ora abbiamo la Cechia, perché a quanto pare nemmeno la “esse” piace. In ogni caso è diventato il nome ufficiale.
Nel 2016 il nome in inglese Czechia è entrato nella banca dati dell’Organizzazione internazionale per la standardizzazione dei nomi dei paesi. Il suo uso è stato raccomandato dalle istituzioni governative statunitensi e britanniche, mentre negli altri paesi continua a chiamarsi con il nome ufficiale “The Czech Republic”.

Tra ceco o cieco dovrebbe vincerla Cesco

E’ dura passare dal pronunciare “Repubblica ceca” a “Repubblica cesca”, lo comprendo, e devo dire che la scelta di “Cechia” si è forse rivelata buona. Almeno questa! Anche se con piccola disgregazione ma pertinente. Comprendo i problemi con i database italiani. Probabilmente per la poca presenza dei cechi sul territorio italiano (rispetto alle altre nazionalità) e tutti i cambiamenti del nome utilizzato per un territorio solo danno alla testa. Chi è nato in Cechia, in Italia può trovare problemi per la compilazione nella casella ‘nato in’. Anche con quello giusto si può trovare nella differenza tra il nome riconosciuto oggi e quello in vigore alla nascita. Il sistema non riconosce bene di che paese si tratti. Con tutti i cambiamenti capisco pure il sistema, però è noioso sentirsi dire “non esiste”.

Salvataggio tra ceco o cieco

Per salvarmi dalle incomprensioni nelle presentazioni, la mia frase più utilizzata da sempre è “Sono di Praga”, anche quando dovevo spiegare dove fosse. Almeno adesso tutti rispondono: “Che bella città!”

La lingua “cesca” è parlata in totale da 13 milioni di persone nel mondo e i cechi che vivono in Italia ormai ci rideranno sopra. Io purtroppo ho un senso dell’umorismo tutto strano, i miei amici ridono alle mie barzellette solo per cortesia. Però sempre di amici si tratta e per la questione di essere una ceca non ridono affatto. Capiscono e a chi non mi conosce lo spiegano dopo.

Che “cesca” e “cesco” sia, per favore

E se proprio devo continuare a stare senza “acca” e senza “kappa”, nel frattempo, se dovesse accadere un cambio, mi avvalgo del potere di considerarmi italo-ceca.

Leggi anche: Lingua madre – Giornata internazionale

Czechia:

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