cambiamento deciso

Durante la quarantena nella primavera 2020 è nata la poesia Lo struscio vibrante. Pensavo a come si fosse trasformata la strada in cui abito, la via più avanti, la città. Sognavo il mare, se e quando ci sarei potuta andare. Nella mente andavo a Milano e proseguivo fino a Praga. Poi cercavo di contenere i pensieri sul mondo, perché a quel punto stavo già abbastanza male. Un cambiamento deciso, dovuto, era già in fasce.

Non ascoltavo più e non guardavo più. Ognuno diceva la sua e oltre alla volontà di alimentare, condividere un clima di paura, non si percepiva altro. L’unica parola che rimbalzava in qualsiasi discorso, sia italiano che estero, era cambiamento. L’unico concetto sul quale tutti concordavano.

Quali cambiamenti?

“Di nuovo? Non ne ho già fatti abbastanza?”. Questo chiedevo a me stessa, come se lo chiedevano tanti altri senza poter capire di che si stesse parlando. Che cosa non sarà mai come prima? E come dovrà affrontarlo ognuno di noi? Non volevo avere pensieri fantascientifici, forse per una sorta di calmante un paio di film a riguardo li ho guardati. Spostando i miei pensieri sulla scienza, sulla rivoluzione dei computer, quando è cominciata si sottovalutava il potenziale. Ricordavo come un popolo da una parte emigrasse in rete mentre il resto guardava diffidente, criticando un mondo “alternativo” come una semplice “scatola di giocattoli”, ridicola per gli adulti.  

È stato un gran cambiamento deciso, tanto complesso e veloce che ancora oggi ci riserva delle sorprese. Ancora oggi, per molti Internet è considerato un passatempo e non un’opportunità.
Non ho pensato a chi persevera negli schemi passati, nel voler mantenere la sua zona comfort continuando a lamentarsi, a restare fermo. Questo modo di vedere non mi appartiene, ho ribaltato la mia vita più volte. Purtroppo la quarantena ci obbligava a stare fermi. Bene o male, a riflettere per forza e io mi chiedevo cosa sarebbe successo quando il contenimento forzato si sarebbe sciolto.

Il cambiamento deciso rallentava

Perché una cosa rimaneva certa, le considerate velocità di prima non si fermavano. Quello che “noi umani” non riusciamo a vedere o capire nell’immediato (perché non abbiamo una conoscenza sufficiente o perché siamo spaventati e intanto continuiamo a ripetere di non essere preparati) ci stava rallentando ancora di più.

Ci sono cose e persone che vanno avanti. Situazioni visibili e invisibili che continuano comunque. Noi altri eravamo rinchiusi e l’unica cosa che era evidente era il nostro limite, un freno, indebolimento. In ogni modo, qualunque fosse la causa.

Il contenitore verrà aperto, come una qualsiasi scatoletta rimasta. E bisognerà farlo. E sarà ancora lento. Muoversi, camminare e infine correre? Pensavo di no. Volevo credere che sarebbe esistita una chiave diversa nel nuovo cambiamento, che non avrebbe aperto la porta al degrado, neanche ai criceti in gabbia di prima, alle persone disperate, demotivate e depresse. Solo e perché erano rimaste a guardare.

Il primo passo

Seppure non potrà essere come prima, si dovrà prendere qualcosa di buono dal passato. Quel qualcosa che funzionava prima e che sta ancora operando. Uno dei miei primi sorrisi, arrivato in quarantena dentro i muri domestici. Perché erano le parole di una mia prof. al liceo.

L’importanza del suo insegnamento, tanto che me lo ricordo ancora oggi, stava in un tempo nel quale dirlo davanti a una classe piena di studenti era un rischio. Adoravo le sue lezioni, anche se non sempre ci infilava parole pericolose, concetti di un futuro migliore. I giovani sono più elastici, ovunque, e guardano al futuro come una strada ancora lunghissima da percorrere, anche se vivono dentro una società creata da un regime politico. Prendono con entusiasmo le visioni fuori dagli schemi.

Parole nell’oscurità

Un regime pesante, lento, obsoleto nel quale, collegando il pensiero con il passato, un’insegnante andava avanti convinta che il nostro futuro sarebbe stato diverso, per diversi aspetti migliore. Parole pericolose in un regime che si considerava perfetto. Proclamazioni per le quali si andava in prigione, non le solite frasi fatte per gli adolescenti. Tanto più che il fermo di una nazione durava ormai da quasi mezzo secolo.

Le future generazioni leggeranno dell’oscurità del ventesimo secolo in buona parte dall’Europa. Quando è iniziato molti sono scappati, emigrati per vivere perfino dall’altra parte del mondo. Altri sono rimasti, si sono adeguati, oppure hanno sofferto. Non c’erano situazioni di mezzo. Quando si affronta un cambiamento bisogna prendere una decisione e proseguirla, fino in fondo, altrimenti non è un cambiamento.

Nei cambiamenti il problema maggiore è una costrizione, essere obbligati a farlo. Un cambiamento deciso per noi può essere giudicato più difficile, ma se io stabilisco che il problema è mio non precludo la mia soddisfazione alla fine.
Quindi, come diceva la mia cara professoressa, decidere di cambiare significa migliorare.

Il secondo passo

era tornare a pensare ai miei cambiamenti, a quanti ne ho fatti, tra l’essere decisa e il dovere di compierli.
A quanto fosse faticoso o doloroso, oppure entrambi, ogni dannata volta. Perché è anche vero che dovendo cambiare un’abitudine, per quanto sciatta possa essere, più ci siamo dentro e più rischiamo di percepirla come una zona comfort. Uscirne, dover “ricominciare da capo”, ha le sembianze di una fatica senza nessun tipo di certezza sul risultato, con la consapevolezza che uscire significa muoversi. Non più nell’automatica abitudine ma dovendo tracciare, fare, sperimentare, tornare dietro, cadere, ricominciare. E non ci si salva, subire sembra un’agonia.

Questo lo sappiamo tutti e pochi hanno voglia di affrontarlo, e per giunta di nuovo, presumibilmente senza tanta strada davanti. Se però crediamo che il mondo abbia il suo ordine, che non dobbiamo calpestare la natura, oppure abbiamo la credenza del soprannaturale che dirige un’orchestra galattica, dobbiamo riconoscere che il bene e il male, da qualsiasi prospettiva si guardi, siano un movimentare di cose “che noi umani non potremmo immaginarci”…

E se allora dobbiamo salire, scendere e risalire per essere di nuovo travolti, tanto vale muoversi e cercare di trovare ogni volta quel pezzetto di paradiso nel quale ci crogioleremo di piacere almeno per un po’. E tanto vale smetterla di raccontarsela che non eravamo preparati.

Cambiamento deciso in 3 passi

mio personale, sempre parlando di quarantena, è stato riprendere i cambiamenti della mia vita, che avevo già messo sulla carta. I miei sfoghi, le mie cadute e le mie piccole vittorie. Il mio passato, sul quale io dovevo prendere un’altra volta uno spunto per tracciare il nuovo cambiamento deciso da me.
Il mio vissuto zippato nelle poesie. Nove cambiamenti della mia vita. Credo di essere abbastanza vaccinata per affrontarne un altro…

E se proprio non vi può essere utile come esperienza di vita (perché questa è stata la mia intenzione nel fare la raccolta) nonostante ci abbia messo le spiegazioni appropriate, acquistatela comunque! Perché leggere come scrivere è un movimento, le poesie da sole sono una distrazione, una narrativa con un suono differente per la mente. Anche se è una lettura piena di cambiamenti, è per motivare, ispirare… ed è anche una specie di biografia, per chi ha un briciolo di curiosità o comunque per chi ama Parole di legami.

SCEGLI:
Acquista la raccolta di poesie: Cambiamento
oppure continua a leggere: Dietro le quinte

Contenuti esterni:
Cambiare è possibile, in 66 giorni

Categories: Dietro le quinte

Iscriviti alla newsletter per ricevere aggiornamenti e contenuti esclusivi

* indicates required

Seleziona cosa vorresti ricevere da Parole di legami:

Puoi disiscriverti in qualunque momento cliccando il link al fondo delle nostre e-mail. Per info sulla Privacy Policy visita il nostro sito.

We use Mailchimp as our marketing platform. By clicking below to subscribe, you acknowledge that your information will be transferred to Mailchimp for processing. Learn more about Mailchimp's privacy practices here.

Seguici sui social